Il filtro polarizzatore è un filtro molto particolare. A dispetto di molti filtri che nell’epoca della fotografia digitale hanno perso di centralità rispetto alla postproduzione, esso resta indispensabile. Vediamo perchè!

Come si vede nelle prime due foto, il fiume Isonzo con o senza filtro polarizzatore cambia visibilmente resa e profondità. Il riflesso della luce sull’acqua turbolenta scompare, ed i sassi del fiume, di cui Ungaretti scriveva nelle sue poesie, appaiono visibili.

Filtro polarizzatore

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato


L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua

Giuseppe Ungaretti, I miei fiumi, 1916

Filtro polarizzatore

Corpo macchina: Nikon D200
Obietivo: AF-S DX Nikkor 18-55mm f/3,5-5,6 G VR
Lunghezza focale: 55mm (equivalente in pellicola: 85mm)
Impostazioni (per entrambe le foto): 1/15 – f/9,0 – ISO 200
Metodo di esposizione: Manuale
Aggiuntivi: Filtro polarizzatore Hoya Pro1 Digtal 77mm MC PL-C

Le direzioni della luce

La luce viaggia nello spazio sotto forma di onda. Questa onda immaginiamola come quella sorta di “gobba” che si crea quando diamo uno strattone verso l’alto ad una corda tesa davanti a noi cominciando così a “correre” verso l’altro capo della fune . Questa onda, generata dal nostro strattone, si muove lungo l’asse su cui abbiamo dato lo strattone: se lo abbiamo dato verso l’alto, essa si muoverà in verticale rispetto a noi, se invece lo abbiamo dato lateralmente anche la vibrazione della corda si propagherà lateralmente.

Questo movimento può avvenire su molti piani, e quando ciò avviene per la luce si dice che essa non è polarizzata, ovvero non ha un piano preferenziale di vibrazione.
Questo è il caso della luce emessa dal sole o dalle lampadine: si propaga nello spazio senza un piano preferenziale sul quale l’onda si propaga.
Cosa avviene però quando la luce colpisce un oggetto venendo in parte o completamente riflessa? Cambiano le sue caratteristiche, ed acquisisce un piano preferenziale di propagazione, polarizzandosi.

Che aspetto ha la luce polarizzata?

Noi non siamo in grado di distinguere le caratteristiche dell’onda elettromagnetica, ma solo la sua frequenza (lunghezza d’onda, ovvero il suo colore, nel caso della luce). Altri animali invece utilizzano la luce polarizzata per comunicare o per orientarsi, in quanto a seconda della direzione di provenienza della luce solare cambia anche la direzione della polarizzazione della luce riflessa nell’atmosfera. L’ora del giorno o le stagioni determinano la presenza di luce differentemente polarizzata nel cielo, dando così indicazioni riguardo alla direzione ed alla stagionalità.

Un filtro polarizzatore, quindi, seleziona solo la luce che vibra su un determinato asse, bloccando le onde luminose che si propagano ad un angolo differente. È come se provassimo ad infilare la chiave di traverso nella serratura: non passa!

La posizione della macchina fotografica rispetto al sole

Abbiamo visto come la polarizzazione della luce varia a seconda della direzione in cui si guarda, l’orario e la stagione. Per questo motivo ruotare il filtro è importante: perché permette di selezionare la luce da escludere dalla scena, permettendo, attraverso il mirino della macchina fotografica, di trovare la luce che si desidera per rappresentare la scena stessa. I colori ed i riflessi, infatti, variano a seconda di quanto ruotiamo il filtro sull’obiettivo.
Non ci sono infatti altri modi, se non l’osservazione diretta attraverso l’oculare, per capire quale sarà l’effetto del filtro in quelle determinate condizioni di luce.

Il filtro escluderà più luce quanto maggiore è la componente di luce polarizzata che vi è in una determinata direzione o in un determinato momento. Con il sole di fronte (controluce) o alle spalle questa componente è minima, mentre con il sole di lato (90°) essa sarà massima, motivo per cui l’effetto del filtro sarà più evidente perché esso riuscirà, a seconda della posizione, a selezionare ed eliminare selettivamente una maggiore quantità di luce (sarà in questo modo possibile abbassare esclusivamente la luminosità ad esempio del cielo).

Durante una giornata limpida (magari con qualche sparuta nuvola candida a contrastare nel cielo scuro) l’uso del filtro risulta più d’effetto che con la foschia o con il cielo nuvoloso. Questo perché le goccioline d’acqua sospese interferiscono con la polarizzazione che la luce riceve negli strati superiori dell’atmosfera. Nonostante ciò, come vedremo, utilizzare un filtro con una leggera nebbiolina permette comunque di ridare leggermente contrasto e vividezza alla scena.
Anche l’ora del giorno influisce sulle condizioni di luce: utilissimo il filtro al mattino e al pomeriggio (il picco lo abbiamo con il sole inclinato a 45° sull’orizzonte), meno all’alba o al tramonto.

Il filtro polarizzatore e la messa a fuoco

Nota dolente di questa caratteristica del filtro, ovvero di essere influenzato dall’angolo a cui si trova, è che con gli obiettivi senza internal focus, ovvero quelli nei quali durante la messa a fuoco ruota la lente frontale sul proprio asse, a seconda del punto in cui si ferma la lente-supporto cambia l’effetto di polarizzazione. Per ovviare a ciò occorre quindi prima mettere a fuoco, quindi bloccare la messa a fuoco (AF-L) od impostare la macchina in messa a fuoco manuale, quindi calibrare il polarizzatore ed infine scattare, ripetendo la procedura ogni volta che varia la distanza del soggetto o l’angolo di ripresa rispetto al sole.

Vantaggi del filtro polarizzatore

I due vantaggi principali di questo filtro sono sicuramente quelli di eliminare i riflessi e di saturare i colori. Andiamo perciò ad analizzare singolarmente le situazioni di ripresa in cui potrebbe essere utile usarlo.

  • Nella fotografia di paesaggio può essere utilizzato per evidenziare il cielo con una colorazione blu molto satura ed una sfumatura che degrada verso l’orizzonte dove, cambiando la qualità della luce, cambia anche l’effetto del filtro.
    Questo effetto può essere ottenuto solo con un filtro. Utilizzare un filtro colorato o modificare il bilanciamento del bianco alla ricerca di temperature colore più fredde non ricrea la stessa atmosfera.
  • Specialmente può essere utilizzato nella fotografia di paesaggio in cui vengono ritratti corsi d’acqua, bacini o zone di mare. Togliendo il riflesso della superficie il sensore riesce a registrare l’immagine del fondale. Invece di un omogeneo riverbero biancastro, quindi, si ottiene l’immagine nitida del fondo: la classica foto da agenzia viaggi con le barche che galleggiano eteree su un mare che sembra non esserci da quanto è limpido.
  • Sempre nella fotografia di paesaggio questo filtro riesce a diminuire l’effetto della foschia o dell’umidità presente nell’aria. Ovviamente sempre a seconda della posizione del sole e delle condizioni atmosferiche generali.
  • Nella fotografia naturalistica è possibile dare maggiore enfasi alla vegetazione. Essa non sempre è verde brillante, e per questo può essere utile allungare i tempi o aprire il diaframma per dare maggiore luce alla scena. Scurire selettivamente il cielo, perciò, permette di utilizzare settaggi che altrimenti toglierebbero saturazione alla parte superiore dell’immagine o addirittura porterebbero a bruciare (sovraesporre) alcune parti. Inoltre anche la luce riflessa dal fogliame viene eliminata dall’azione del filtro.
  • Nella fotografia macro o nella fotografia ravvicinata o still life può essere importante togliere riflessi o riverberi. L’importante è che la luce riflessa sia polarizzata, quindi ad esempio il riflesso su superfici metalliche non può essere tolto, mentre dall’acqua, vetro e plastica, zone verniciate o laccate generalmente sì. Le superfici di plastica, ad esempio, acquistano un colore più saturo e maggior volume senza un riflesso generalizzato. Anche le superfici in legno possono cambiare se si utilizza il filtro polarizzatore.
  • Nella fotografia street può essere eliminato il riflesso dei vetri, per riprendere ad esempio cosa accade dietro una vetrina, dentro l’abitacolo di una macchina o al di là di una finestra. Ovviamente l’effetto è però influenzato anche dai diversi trattamenti che il vetro ha subito in fase di lavorazione o dalla combinazione dei riflessi delle diverse fonti di luce che possono avere polarizzazione agenti su piani diversi e quindi non eliminabili completamente in un’unica regolazione del filtro.
  • Nella fotografia panoramica o stitch può essere molto interessante da utilizzare in quanto modula una sfumatura nel cielo che spezza un po’ la monotonia monocromatica del blu. Ovviamente in fase di postproduzione bisogna anche fare attenzione che i livelli di luminosità tra le diverse foto, orientate diversamente rispetto al sole, siano comparabili.

Svantaggi del filtro polarizzatore

Non è tutto oro quel che luccica, e anche questo filtro presenta alcuni svantaggi o limitazioni. Essi sono legati principalmente alla perdita di luminosità (1 o 2 stop, generalmente) ed al fatto che aggiungere elementi ottici diminuisce sempre la qualità complessiva dell’immagine. Inoltre può accadere che alcune interpretazioni artistiche non siano rese possibili dall’utilizzo del filtro. Vediamo quali potrebbero essere.

  • Nella fotografia di paesaggio, ad esempio, può essere più interessante il riflesso sulla superficie che il fondo dello specchio d’acqua. Può quindi essere utile fondere due immagini, una scattata col polarizzatore per scurire il cielo ed una senza per immortalare il riflesso del paesaggio per rappresentare in maniera suggestiva il panorama.
  • In alcune condizioni climatiche il cielo potrebbe diventare fin troppo scuro, come avviene in montagna. Per questo occorre sempre controllare l’effetto del filtro attraverso il mirino, per non togliere troppa luce polarizzata dalla scena.
  • Se la luce riflessa evidenzia colori o riverberi, o è essa stessa colorata, anche in questo caso potrebbe non convenire utilizzare il filtro. Fotografare un arcobaleno con un filtro polarizzatore, che rimuove proprio la luce colorata dell’arcobaleno, non è preludio di foto spettacolari!
  • Togliere il riflesso dalle superfici bagnate toglie anche l’idea che quella superficie sia bagnata. Se vogliamo quindi trasmettere l’impressione del bagnato non possiamo rimuovere la luce polarizzata, pena la scomparsa dell’effetto cercato.
  • All’ombra o di notte, non essendoci problemi di luce riflessa, se non in condizioni proprio particolari, l’uso di un filtro non fa che ridurre la luminosità della scena, rendendo solo più difficile e complessa la situazione di scatto.

Serve davvero o basta essere bravi al computer?

Il motivo per cui il filtro polarizzatore non è stato sostituito da filtri digitali, come è avvenuto ad esempio per i filtri colorati, è che esso permette al sensore della macchina fotografica di immagazzinare più dettagli della scena. Dal fondo del lago alpino al verde vibrante della vegetazione, passando per la texture di un oggetto di cristallo, il filtro come abbiamo visto mostra cose che altrimenti sarebbero rimaste celate dal riverbero e dai riflessi. E dato che dove non ci sono dettagli essi non si possono creare digitalmente, per vedere oltre lo specchio, come diceva Lewis Carrol, continuerà anche nel futuro prossimo a servire comunque avere a portata di mano un filtro polarizzatore.

Galleria

Filtro polarizzatore
Filtro polarizzatore
Filtro polarizzatore
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Filtro polarizzatore
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Filtro polarizzatore
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